venerdì 23 ottobre 2009
Se s'arrazza Marrazzo so c.....
Colto in fallo dall'inatteso clamore mediatico suscitato dalle sue performance pecoreccie, Piero Marrazzo, fa appello alla sua memoria di giornalista per cercare, davanti agli ex-colleghi che, gli porgono l'impietoso microfono, di trovare le parole giuste e imboccare un'onorevole via d'uscita dal vicolo cieco nel quale s'è cacciato.
venerdì 12 settembre 2008
Corpi in vendita, cervelli in affitto

La ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna spiega così perchè ha fortissimamente voluto la nuova legge antiprostituzione: "Mi fa orrore chi vende il proprio corpo".
Lei, infatti, per l'oramai introvabile e sfogliatissimo calendario, NON ha preso una lira e NON ha venduto il suo corpo. Ha solo dato momentaneamente in affitto il cervello.
Lei, infatti, per l'oramai introvabile e sfogliatissimo calendario, NON ha preso una lira e NON ha venduto il suo corpo. Ha solo dato momentaneamente in affitto il cervello.
La buona notizia è che il contratto sta per scadere
sabato 10 maggio 2008
Se esistono i fans club di Paris Hilton perchè non può esistere il governo ombra di Veltroni?
Esistono rispettabili associazioni bocciofile, ferventi gruppi parrocchiali, fans club di Paris Hilton. Non si capisce perchè non dovrebbe avere una sua dignità anche un governo ombra del Pd.

Sarà stata certo questa la motivazione che ha spinto Walter Veltroni a raccogliere attorno a sè gli altri sconfitti cercando una legittimazione mediatica che le urne e il destino cinico e baro gli hanno ingiustamente negato.
Certo non è stato un bel gesto quello di Massimo D'Alema che si è defilato negando a questa allegra combriccola di pensionati governativi il suo apporto di simpatia e intelligenza.
Però Walter, che fondamentalmente è un buono, non se l'è presa più di tanto.
D'altra parte il materiale umano che il premier ombra aveva a disposizione era di primissima scelta: gente come il pensoso Piero Grissino, tornato precipitosamente dal Darfur con il suo inarrivabile pallore lunare per dare il suo apporto a questa splendida avventura, Marco Minniti con una scicchissima espressione da malato terminale, una sexissima Maria Pia Garavaglia destinata dalla roulette russa veltroniana a insidiare Mariastella Gelmini. Come diceva il grande Totò: c'è chi può e chi non può. Loro può.
Qualche perplessità è sorta fra i partecipanti alla "Associazione Dilettantistica Governo Ombra d
el Pd" quando Walter ha preteso per Vittoria Franco, ombra della "Pari Opportunità" Mara Carfagna, un taglio fresco e scalato in stile casalinga-di-Voghera.
Ma il premier ombra è stato irremovibile: l'immagine è tutto, meglio apparire che essere.
Così come ha vinto le elezioni, Walter ha azzeccato pure questa scelta. Il risultato lo potete vedere da voi. Basti dire che i giornalisti di Bild si sono ripetutamente scusati con la Franco per
aver messo al suo posto in copertina Mara Carfagna. Ma Walter, che è di una bonta infinita, li ha perdonati.
Nessun problema, invece, per il ministero dell'Ambiente: la scelta di Walter è stata talmente oculata che nella foto a specchio presentata dal Corsera - da una parte la "femmena" Stefania Prestigiacomo, dall'altra il femmineo Ermete Realacci - neanche Rocco Siffredi sarebbe riuscito a distinguere chi aveva le tette e chi no.

Sarà stata certo questa la motivazione che ha spinto Walter Veltroni a raccogliere attorno a sè gli altri sconfitti cercando una legittimazione mediatica che le urne e il destino cinico e baro gli hanno ingiustamente negato.
Certo non è stato un bel gesto quello di Massimo D'Alema che si è defilato negando a questa allegra combriccola di pensionati governativi il suo apporto di simpatia e intelligenza.

Però Walter, che fondamentalmente è un buono, non se l'è presa più di tanto.
D'altra parte il materiale umano che il premier ombra aveva a disposizione era di primissima scelta: gente come il pensoso Piero Grissino, tornato precipitosamente dal Darfur con il suo inarrivabile pallore lunare per dare il suo apporto a questa splendida avventura, Marco Minniti con una scicchissima espressione da malato terminale, una sexissima Maria Pia Garavaglia destinata dalla roulette russa veltroniana a insidiare Mariastella Gelmini. Come diceva il grande Totò: c'è chi può e chi non può. Loro può.
Qualche perplessità è sorta fra i partecipanti alla "Associazione Dilettantistica Governo Ombra d
el Pd" quando Walter ha preteso per Vittoria Franco, ombra della "Pari Opportunità" Mara Carfagna, un taglio fresco e scalato in stile casalinga-di-Voghera.Ma il premier ombra è stato irremovibile: l'immagine è tutto, meglio apparire che essere.
Così come ha vinto le elezioni, Walter ha azzeccato pure questa scelta. Il risultato lo potete vedere da voi. Basti dire che i giornalisti di Bild si sono ripetutamente scusati con la Franco per
aver messo al suo posto in copertina Mara Carfagna. Ma Walter, che è di una bonta infinita, li ha perdonati.Nessun problema, invece, per il ministero dell'Ambiente: la scelta di Walter è stata talmente oculata che nella foto a specchio presentata dal Corsera - da una parte la "femmena" Stefania Prestigiacomo, dall'altra il femmineo Ermete Realacci - neanche Rocco Siffredi sarebbe riuscito a distinguere chi aveva le tette e chi no.
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venerdì 9 maggio 2008
Cretini in libera uscita e professionisti della demagogia
Di cretini in Servizio Permanente Effettivo il mondo ne è pieno. Dispersi nella folla, a volte si dissimulano. Ma a Torino, in questi giorni, è possibile vederli intruppati tutti insieme mentre bruciano la bandiera di Israele. Sono gli stessi cretini - anche se i nomi e le facce cambiano - che hanno protestato qualche mese fa per la visita del Papa all'Università.
Il rifiuto al confronto e l'intolleranza spinta fino a negare il diritto alla parola e all'esistenza è la sublimazione della stupidità. Cambia poco, alla fine, che nel mirino ci sia Israele o il Papa.
Tuttavia non è certamente solo per questo che la Fiera del Libro di Torino è diventata anche la Fiera dell'Ovvietà e della Demagogia.
Ma l'argomento della contrapposizione era tale che professionisti della Demagogia e del populismo come Walter Veltroni non hanno saputo resistere alla tentazione di buttarsi nella querelle e piscettarsi addosso litri di compiaciuta ovvietà. Il gioco è ruffiano e anche parecchio scoperto: cercare di accattivarsi un ambiente sul quale gli amici di Walter hanno sputazzato fino a pochi giorni fa.
Scrive il saggio Walter in una lettera al Corriere (ora ha un po' di tempo in più...): "Israele ha il diritto di non subire pregiudizi".
Certo Walter. Israele ha diritto a non subire pregiudizi. Ma anche chi non la pensa come Israele ha lo stesso diritto di non subire pregiudizi.
Il rifiuto al confronto e l'intolleranza spinta fino a negare il diritto alla parola e all'esistenza è la sublimazione della stupidità. Cambia poco, alla fine, che nel mirino ci sia Israele o il Papa.
Tuttavia non è certamente solo per questo che la Fiera del Libro di Torino è diventata anche la Fiera dell'Ovvietà e della Demagogia.
Ma l'argomento della contrapposizione era tale che professionisti della Demagogia e del populismo come Walter Veltroni non hanno saputo resistere alla tentazione di buttarsi nella querelle e piscettarsi addosso litri di compiaciuta ovvietà. Il gioco è ruffiano e anche parecchio scoperto: cercare di accattivarsi un ambiente sul quale gli amici di Walter hanno sputazzato fino a pochi giorni fa.
Scrive il saggio Walter in una lettera al Corriere (ora ha un po' di tempo in più...): "Israele ha il diritto di non subire pregiudizi".
Certo Walter. Israele ha diritto a non subire pregiudizi. Ma anche chi non la pensa come Israele ha lo stesso diritto di non subire pregiudizi.
mercoledì 7 maggio 2008
Lo Sconfitto non manda giù lo Schiaffone Democratico
Antonio Di P
ietro fatica ad accettare l'idea di essere stato sconfitto alle elezioni e spedito a casa dagli italiani. Certo è duro non essere più sotto i riflettori, ma uno se ne deve pur fare una ragione. Una stagione è finita, per fortuna. L'arroganza di chi pensava di vivere di rendita per tutta la vita sul suo passato di giustiziere in toga è, grazie a dio, archiviata.
La lezione di democrazia è un boccone amaro da mandare giù per uno come l'ex-pm che si sentiva un padreterno: gli italiani hanno deciso che Berlusconi governa, Di Pietro no.
Ma, appunto, Di Pietro sembra non essersi accorto dello Schiaffone Democratico ricevuto. E pensa di potersi ancora permettere i toni di un tempo: "Il primo banco di prova del nuovo governo sarà sui temi della giustizia e della sicurezza - avverte con toni intimidatori - Con il nome del ministro della Giustizia capiremo quale sarà l'impegno su quel campo. Vogliamo sapere se si vuole zero tolleranza per i poveri cristi e piena tolleranza per i potenti di Stato e i colletti bianchi".
Di Pietro vuole sapere....
Forse qualcuno dovrà spiegargli, prima o poi, che non è lui a dettare nè il nome dei ministri, nè le regole del gioco, nè l'agenda del governo.
Quanto agli annunci di "iniziative legislative e referendarie per risolvere il conflitto di interessi", forse lo Sconfitto dovrebbe guardare in casa propria http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=241605
ietro fatica ad accettare l'idea di essere stato sconfitto alle elezioni e spedito a casa dagli italiani. Certo è duro non essere più sotto i riflettori, ma uno se ne deve pur fare una ragione. Una stagione è finita, per fortuna. L'arroganza di chi pensava di vivere di rendita per tutta la vita sul suo passato di giustiziere in toga è, grazie a dio, archiviata.La lezione di democrazia è un boccone amaro da mandare giù per uno come l'ex-pm che si sentiva un padreterno: gli italiani hanno deciso che Berlusconi governa, Di Pietro no.
Ma, appunto, Di Pietro sembra non essersi accorto dello Schiaffone Democratico ricevuto. E pensa di potersi ancora permettere i toni di un tempo: "Il primo banco di prova del nuovo governo sarà sui temi della giustizia e della sicurezza - avverte con toni intimidatori - Con il nome del ministro della Giustizia capiremo quale sarà l'impegno su quel campo. Vogliamo sapere se si vuole zero tolleranza per i poveri cristi e piena tolleranza per i potenti di Stato e i colletti bianchi".
Di Pietro vuole sapere....
Forse qualcuno dovrà spiegargli, prima o poi, che non è lui a dettare nè il nome dei ministri, nè le regole del gioco, nè l'agenda del governo.
Quanto agli annunci di "iniziative legislative e referendarie per risolvere il conflitto di interessi", forse lo Sconfitto dovrebbe guardare in casa propria http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=241605
martedì 6 maggio 2008
I "buciardi" dell'Unità
L'ansia d
a prestazione gioca brutti scherzi. Ne sanno qualcosa i gazzettieri dell'Unità costretti, ogni giorno, a inventarsi notizie che non esistono. Bisogna pur riempirlo, il giornale, d'altra parte, per giustificare i 6.817.231 euro sottratti allo Stato sotto forma di finanziamenti all'editoria.
Ma domenica scorsa hanno esagerato. Troppa fantasia. O., forse, l'ansia di spararla grossa: "la Guida spirituale della Repubblica islamica, l'ayatollah Alì Khamenei, ha affermato - scrivono i cronisti dell'Unità - che Teheran tiene «sott'occhio» l'Italia in vista della possibile nomina a ministro del leghista Roberto Calderoli".
Passano poche ore. E dall'Iran arriva una risposta che è uno schiaffo in piena faccia ai cronisti del quotidiano. L'ambasciatore iraniano in Italia smentisce "categoricamente" quanto riportato dall'Unità ricordando anche, per somma disgrazia dei giornalisti comunisti, che la Guida spirituale Alì Khamenei non rilascia interviste ai giornalisti da 10 anni. Quindi è anche piuttosto improbabile che nelle ultime ore abbia fatto uno squillo ad Antonio Padellaro per farsi quattro chiacchiere su Calderoli.
a prestazione gioca brutti scherzi. Ne sanno qualcosa i gazzettieri dell'Unità costretti, ogni giorno, a inventarsi notizie che non esistono. Bisogna pur riempirlo, il giornale, d'altra parte, per giustificare i 6.817.231 euro sottratti allo Stato sotto forma di finanziamenti all'editoria.Ma domenica scorsa hanno esagerato. Troppa fantasia. O., forse, l'ansia di spararla grossa: "la Guida spirituale della Repubblica islamica, l'ayatollah Alì Khamenei, ha affermato - scrivono i cronisti dell'Unità - che Teheran tiene «sott'occhio» l'Italia in vista della possibile nomina a ministro del leghista Roberto Calderoli".
Passano poche ore. E dall'Iran arriva una risposta che è uno schiaffo in piena faccia ai cronisti del quotidiano. L'ambasciatore iraniano in Italia smentisce "categoricamente" quanto riportato dall'Unità ricordando anche, per somma disgrazia dei giornalisti comunisti, che la Guida spirituale Alì Khamenei non rilascia interviste ai giornalisti da 10 anni. Quindi è anche piuttosto improbabile che nelle ultime ore abbia fatto uno squillo ad Antonio Padellaro per farsi quattro chiacchiere su Calderoli.
domenica 4 maggio 2008
L'antifascismo pavloviano del Corriere della Sera
Ai giornalist
i del Corriere non deve essere sembrato vero: un'aggressione come non se ne vedevano da anni compiuta da una banda di teppisti rissosi e ultras veronesi. Perdipiù appena perse le elezioni contro la montante "marea nera" e il fascista Alemanno. Perfetta per tornare ad agitare lo spettro degli ultras e dei neonazisti insieme.
Perdipiù c'è anche Veltroni che, ripresosi dalla botta elettorale, strilla a più non posso: "Aggressione neofascista! Clima politico-culturale di intolleranza".
Al Corriere scatta, così, l'antifascismo pavloviano: "Ultras neonazista confessa" urla invasato il titolo di apertura di corriere.it
. Che mette in prima pagina, per illustrare il pezzo, le migliori foto trovate raschiando i fondi d'archivio: un tipo ripreso di spalle mentre fa il saluto romano, un gruppo di giovani con il tricolore e le bandiere con le croci celtiche, una bella testa rasata con la svastica impressa nella capigliatura a spazzola, pugnali e gagliardetti delle SS e, alla fine, il capolavoro: due giovani nerboruti e ipertatuati, braccia conserte da veri picchiatori neonazi, maglietta attillata e nera. Nulla che c'entri con il pezzo. L'aggressione non è a sfondo politico. Non sono state trovate armi, nè pugnali, nè gagliardetti SS. Nessuno degli arrestati porta svastiche incise sulla ca
poccia. Forza Nuova, chiamata in causa, prende le distanze in maniera netta da quelli che definisce "una banda di pazzi irresponsabili" annunciando querele a chi si permette di tirarla in ballo: "atto di grave stupidità, indegno e vergognoso". Perfino il sostituto procuratore di Verona, Francesco Rombaldoni, che conduce le indagini sulla vicenda, visto come il Corriere la sta buttando in caciara, esclude categoricamente il movente politico: "i motivi non sono politici", sottolinea.
Ma ai giornalisti del Corriere che importa?
Un po' di sano colore antifascista e resistenziale bisogna pur farlo, avranno pensato al Corsera.
Questo sì che è giornalismo anglosassone, perbacco!
i del Corriere non deve essere sembrato vero: un'aggressione come non se ne vedevano da anni compiuta da una banda di teppisti rissosi e ultras veronesi. Perdipiù appena perse le elezioni contro la montante "marea nera" e il fascista Alemanno. Perfetta per tornare ad agitare lo spettro degli ultras e dei neonazisti insieme.Perdipiù c'è anche Veltroni che, ripresosi dalla botta elettorale, strilla a più non posso: "Aggressione neofascista! Clima politico-culturale di intolleranza".
Al Corriere scatta, così, l'antifascismo pavloviano: "Ultras neonazista confessa" urla invasato il titolo di apertura di corriere.it
. Che mette in prima pagina, per illustrare il pezzo, le migliori foto trovate raschiando i fondi d'archivio: un tipo ripreso di spalle mentre fa il saluto romano, un gruppo di giovani con il tricolore e le bandiere con le croci celtiche, una bella testa rasata con la svastica impressa nella capigliatura a spazzola, pugnali e gagliardetti delle SS e, alla fine, il capolavoro: due giovani nerboruti e ipertatuati, braccia conserte da veri picchiatori neonazi, maglietta attillata e nera. Nulla che c'entri con il pezzo. L'aggressione non è a sfondo politico. Non sono state trovate armi, nè pugnali, nè gagliardetti SS. Nessuno degli arrestati porta svastiche incise sulla ca
poccia. Forza Nuova, chiamata in causa, prende le distanze in maniera netta da quelli che definisce "una banda di pazzi irresponsabili" annunciando querele a chi si permette di tirarla in ballo: "atto di grave stupidità, indegno e vergognoso". Perfino il sostituto procuratore di Verona, Francesco Rombaldoni, che conduce le indagini sulla vicenda, visto come il Corriere la sta buttando in caciara, esclude categoricamente il movente politico: "i motivi non sono politici", sottolinea.Ma ai giornalisti del Corriere che importa?
Un po' di sano colore antifascista e resistenziale bisogna pur farlo, avranno pensato al Corsera.
Questo sì che è giornalismo anglosassone, perbacco!
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Un palco anche per Giorgio Bocca che recita se stesso
Il livoroso Giorgio Bocca s'incendia, sull'ultimo numero dell'Espresso, perché Silvio Berlusconi (strano, Bocca non parla mai di Berlusconi...), invitato l'amico Putin nella sua villa in Sardegna, gli ha fatto trovare uno spettacolo del Bagaglino, il teatro romano di avanspettacolo.

L'incazzatura di Bocca - che con l'Ego gonfiato ad elio parla di sè in terza persona autoattribuendosi il ruolo di vecchio moralista, voce narrante e fuori campo - è presto spiegata: trova immorale che Putin, "erede della Rivoluzione d'ottobre, del terrore staliniano e dei generali e dei soldati che hanno vinto la seconda guerra mondiale" si distragga con tette, culi e battutacce da caserma.
Bocca, insomma, vorrebbe un momento d'evasione più alto per uno come Putin che "partecipa al governo del mondo".
Speriamo che Silvio Berlusconi raccolga l'appello. E che la prossima volta faccia trovare a Putin uno spettacolo degno di tale nome. Sul palco, per esempio, Berlusconi potrebbe chiamare a fare il clown un vecchio giornalista moralista che, in fez e camicia nera, recita sè stesso mentre scrive articoli http://www.oriononline.info/i-protocolli-dei-savi-anziani-di-sion-uno-che-ci-credeva/ in difesa della razza, canta le lodi del fascismo e se la prende con l'ebreo padrone dell'oro. Sai che spettacolo?

L'incazzatura di Bocca - che con l'Ego gonfiato ad elio parla di sè in terza persona autoattribuendosi il ruolo di vecchio moralista, voce narrante e fuori campo - è presto spiegata: trova immorale che Putin, "erede della Rivoluzione d'ottobre, del terrore staliniano e dei generali e dei soldati che hanno vinto la seconda guerra mondiale" si distragga con tette, culi e battutacce da caserma.
Bocca, insomma, vorrebbe un momento d'evasione più alto per uno come Putin che "partecipa al governo del mondo".
Speriamo che Silvio Berlusconi raccolga l'appello. E che la prossima volta faccia trovare a Putin uno spettacolo degno di tale nome. Sul palco, per esempio, Berlusconi potrebbe chiamare a fare il clown un vecchio giornalista moralista che, in fez e camicia nera, recita sè stesso mentre scrive articoli http://www.oriononline.info/i-protocolli-dei-savi-anziani-di-sion-uno-che-ci-credeva/ in difesa della razza, canta le lodi del fascismo e se la prende con l'ebreo padrone dell'oro. Sai che spettacolo?
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venerdì 2 maggio 2008
Se il pecoraro Gheddafi sale in cattedra
Saif El Islam, figlio primogenito di Gheddafi, avverte mafiosamente il governo italiano: se Silvio Berlusconi nominasse Roberto Calderoli ministro le conseguenze nei rapporti fra l'Italia e la Libia sarebbero, dice il pargolo del colonnello, catastrofiche.
L'arroganza coatta di Saif El Islam non è un mistero nè una novità: intervistato nel 2003 dal Corriere, giustificò così, esplicitamente, l'attentato di Nassiriya: "non è terrorismo, il popolo di un paese occupato ha diritto di difendersi".
D'altra parte Saif El Islam è il figlio di uno come Gheddafi che ha le mani grondanti sangue per gli attentati compiuti da attentatori libici nel 1988 a Lockerbie (270 vittime per l'attentato all'aereo statunitense della Pan Am "risarcite" dalla Libia con 2,7 miliardi di dollari) e, sempre da attentatori libici, nel 1989 sul deserto del Teneré (170 morti per l'attentato al Dc-10 francese della Uta, risarcite dalla Libia con 170 milioni di dollari).
Costretto dagli Stati Uniti e dalla Francia a pagare, dopo le condanne agli agenti libici responsabili degli attentati, attraverso le pressioni esercitate con pesanti sanzioni economiche, Gheddafi replicò: "non è un risarcimento, semplicemente ci siamo comprati la revoca delle sanzioni".
Questi assassini terroristi ed ex-pecorari arricchiti ora pretendono di dare lezione di stile all'Italia.
L'arroganza coatta di Saif El Islam non è un mistero nè una novità: intervistato nel 2003 dal Corriere, giustificò così, esplicitamente, l'attentato di Nassiriya: "non è terrorismo, il popolo di un paese occupato ha diritto di difendersi".
D'altra parte Saif El Islam è il figlio di uno come Gheddafi che ha le mani grondanti sangue per gli attentati compiuti da attentatori libici nel 1988 a Lockerbie (270 vittime per l'attentato all'aereo statunitense della Pan Am "risarcite" dalla Libia con 2,7 miliardi di dollari) e, sempre da attentatori libici, nel 1989 sul deserto del Teneré (170 morti per l'attentato al Dc-10 francese della Uta, risarcite dalla Libia con 170 milioni di dollari).
Costretto dagli Stati Uniti e dalla Francia a pagare, dopo le condanne agli agenti libici responsabili degli attentati, attraverso le pressioni esercitate con pesanti sanzioni economiche, Gheddafi replicò: "non è un risarcimento, semplicemente ci siamo comprati la revoca delle sanzioni".
Questi assassini terroristi ed ex-pecorari arricchiti ora pretendono di dare lezione di stile all'Italia.
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Vivere nell'odio e nell'attesa della vendetta
Il Centro Simon Wiesenthal ha annunciato ieri il via alle nuove operazioni di caccia agli ex-gerarchi nazisti sfuggiti a Norimberga. Il primo sulla lista diffusa ieri dagli ebrei del Centro ha 93 anni e si chiama Aribert Heim. Ammesso che sia ancora vivo, che senso ha portare in carcere a 63 anni dai fatti un uomo di 93 anni?
Forse lo stesso senso che ebbe, all'epoca, il duplice, vergognoso processo contro Erich Priebke: processato, condannato per omicidio (con l'estinzione del reato per prescrizione), venne riarrestato su richiesta dell'allora ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick che si piegò così ai diktat, alle urla e al furore di un gruppo di estremisti ebrei che avevano preso d'assalto il Tribunale militare di Roma.
Ciò che fece Flick, calpestando e contravvenendo le leggi italiane, per assecondare alcuni facinorosi della comunità ebraica, non è mai accaduto in nessuna altra parte del mondo e resterà scolpito, per sempre, fra le peggiori nefandezze compiute in nome dell'ideologia.
Qui http://www.antonellaricciardi.it/articoli.asp?id=14 per chi ha voglia di guardare la storia di quei giorni senza pregiudizi c'è il racconto di come fu costruita a tavolino la condanna.
Che tristezza pensare che c'è gente che spende tutta la propria vita coltivando l'odio e assaporando la vendetta.
Forse lo stesso senso che ebbe, all'epoca, il duplice, vergognoso processo contro Erich Priebke: processato, condannato per omicidio (con l'estinzione del reato per prescrizione), venne riarrestato su richiesta dell'allora ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick che si piegò così ai diktat, alle urla e al furore di un gruppo di estremisti ebrei che avevano preso d'assalto il Tribunale militare di Roma.
Ciò che fece Flick, calpestando e contravvenendo le leggi italiane, per assecondare alcuni facinorosi della comunità ebraica, non è mai accaduto in nessuna altra parte del mondo e resterà scolpito, per sempre, fra le peggiori nefandezze compiute in nome dell'ideologia.
Qui http://www.antonellaricciardi.it/articoli.asp?id=14 per chi ha voglia di guardare la storia di quei giorni senza pregiudizi c'è il racconto di come fu costruita a tavolino la condanna.
Che tristezza pensare che c'è gente che spende tutta la propria vita coltivando l'odio e assaporando la vendetta.
mercoledì 30 aprile 2008
Da che pulpito...
Roberto Morassut è - grazie a Dio - l'ex-assessore all'Urbanistica del Comune di Roma. E con questo si è già detto tutto.
Morassut, che
ha già avuto modo di dimostrare le sue eccezionali capacità di amministratore pubblico (tanto eccezionali che i romani, per riconoscenza, lo hanno mandato a casa assieme a Rutelli e a Veltroni) fa la lezioncina e il pistolotto morale al nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, "colpevole" di aver detto che saranno i cittadini romani a decidere con un referendum se la teca di Meyer dovrà essere smontata e portata in periferia per liberare dall'orribile gabbia l'Ara Pacis: "Voglio ricordare ad Alemanno che l'urbanistica e l'architettura non si fanno con l'ideologia ma con la saggezza e l'equilibrio di una sana visione culturale bla bla bla..."
Ora....vedere un amministratore della giunta Veltroni salire sul banco da primo della classe e "ricordare" ad Alemanno che "l'urbanistica e l'architettura non si fanno con l'ideologia" fa, francamente, scompisciare dalle risate.
Quanto all'equilibrio, hanno ragione: Rutelli, Veltroni e le loro giunte, quando si è trattato di urbanistica, sono stati equilibratissimi: hanno accontentato tutti i grandi costruttori. Apparecchiandogli a tavola con la tovaglia di lino e le posate d'oro in maniera che nessuno restasse senza la sua bella fetta di torta.
La sinistra e, ancora più in particolare la sinistra veltronian-rutelliana ha fatto dell'urbanistica e dell'architettura solo un esercizio retorico in nome e per conto dell'ideologia.
L'ideologia - ma anche una demagogia spinta fino al populismo più estremo e ruffiano - è stata la cifra che ha caratterizzato sempre gli interventi delle giunte di sinistra a Roma. Che hanno aperto la borsa comunale (cacciandone fuori i nostri soldi) per foraggiare gli architetti ideologizzati e i loro esperimenti ideologici-sociologici mascherati da interventi culturali compiuti sulla pelle dei cittadini.
Cos'è il sa
rcofago di Meier se non ideologia? Cos'è la nuvola di Fuksas, l'archideologo per eccellenza, se non ideologia? E - per toccare una ferità aperta nella vanità della sinistra - cos'è l'orribile serpentone di Corviale se non ideologia allo stato liquido?
Negli anni '70 chi studiava architettura a Roma se li ricorda bene i comizi spacciati per lezioni che i baroni rossi (spacciati per docenti) tenevano nelle aule di valle Giulia e Fontanella Borghese spacciando (sempre qui siamo) il catafalco di Corviale per un'opera di altissimo valore sociale.
Quella, ha ragione Morassut, non era ideologia: era l'Icona dell'Ideologia.
E su quella scia la sinistra ha amministrato architettura e urbanistica in chiave ideologica fino a poche ore fa. Fino a quando non è stata cacciata dal Campidoglio.
Pareggiati i conti elettorali, a Morassut resta la lezione di democrazia impartita da Alemanno: decideranno i cittadini romani con un referendum. Non i vischiosi grumi di poteri forti che hanno governato fino a ieri.
Morassut, che
ha già avuto modo di dimostrare le sue eccezionali capacità di amministratore pubblico (tanto eccezionali che i romani, per riconoscenza, lo hanno mandato a casa assieme a Rutelli e a Veltroni) fa la lezioncina e il pistolotto morale al nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, "colpevole" di aver detto che saranno i cittadini romani a decidere con un referendum se la teca di Meyer dovrà essere smontata e portata in periferia per liberare dall'orribile gabbia l'Ara Pacis: "Voglio ricordare ad Alemanno che l'urbanistica e l'architettura non si fanno con l'ideologia ma con la saggezza e l'equilibrio di una sana visione culturale bla bla bla..."Ora....vedere un amministratore della giunta Veltroni salire sul banco da primo della classe e "ricordare" ad Alemanno che "l'urbanistica e l'architettura non si fanno con l'ideologia" fa, francamente, scompisciare dalle risate.
Quanto all'equilibrio, hanno ragione: Rutelli, Veltroni e le loro giunte, quando si è trattato di urbanistica, sono stati equilibratissimi: hanno accontentato tutti i grandi costruttori. Apparecchiandogli a tavola con la tovaglia di lino e le posate d'oro in maniera che nessuno restasse senza la sua bella fetta di torta.
La sinistra e, ancora più in particolare la sinistra veltronian-rutelliana ha fatto dell'urbanistica e dell'architettura solo un esercizio retorico in nome e per conto dell'ideologia.
L'ideologia - ma anche una demagogia spinta fino al populismo più estremo e ruffiano - è stata la cifra che ha caratterizzato sempre gli interventi delle giunte di sinistra a Roma. Che hanno aperto la borsa comunale (cacciandone fuori i nostri soldi) per foraggiare gli architetti ideologizzati e i loro esperimenti ideologici-sociologici mascherati da interventi culturali compiuti sulla pelle dei cittadini.
Cos'è il sa
rcofago di Meier se non ideologia? Cos'è la nuvola di Fuksas, l'archideologo per eccellenza, se non ideologia? E - per toccare una ferità aperta nella vanità della sinistra - cos'è l'orribile serpentone di Corviale se non ideologia allo stato liquido?Negli anni '70 chi studiava architettura a Roma se li ricorda bene i comizi spacciati per lezioni che i baroni rossi (spacciati per docenti) tenevano nelle aule di valle Giulia e Fontanella Borghese spacciando (sempre qui siamo) il catafalco di Corviale per un'opera di altissimo valore sociale.
Quella, ha ragione Morassut, non era ideologia: era l'Icona dell'Ideologia.
E su quella scia la sinistra ha amministrato architettura e urbanistica in chiave ideologica fino a poche ore fa. Fino a quando non è stata cacciata dal Campidoglio.
Pareggiati i conti elettorali, a Morassut resta la lezione di democrazia impartita da Alemanno: decideranno i cittadini romani con un referendum. Non i vischiosi grumi di poteri forti che hanno governato fino a ieri.
martedì 29 aprile 2008
Il Corriere fa il Lifting pre-elettorale all'umore di Rutelli. Ma non fa il miracolo
C'è mancato poco che ai vigili giornalisti del Corriere sfuggisse il misfatto. C'è mancato poco...
Riunione di redazione prima del diluvio elettorale. Gli umori sono pessimi. Nessuno si rassegna al fatto che Rutelli continua a farsi male da solo. Come si muove fa disastri. I ragazzi, si sa, so' ragazzi, e vorre
bbero dargli una mano. Ma mica è facile. E' come cercare di convincere un suicida a non buttarsi.
Da qualche ora sui pc lampeggia inquietante l'agenzia che sancisce l'ultimo disastro combinato: le dimissioni del collaboratore della Bindi che dall'account dell'ufficio stampa del ministero ha sparato una salva di spamming insinuando, assieme a Mario Di Carlo, fraterno amico di Rutelli, falsità contro Gianni Alemanno sullo stupro di La Storta.
Ci vuole una bella iniezione di fiducia per l'ex-sindaco sul cui volto luttuoso indugiano a lungo, impietosi e irriverenti, fotografi e cameramen ogni volta che mette piede fuori da via Pacinotti.
L'idea è di fare due "pezzi" bipartisan, raccontati in audio, sulle aspettative dei candidati e dei rispettivi staff.
Ad Alessandro Capponi, ottimo e sinistro giornalista del Corriere, tocca rianimare Cicciobello.
Ernesto Menicucci deve fare il pezzo pendant su Alemanno.
Due pezzi raccontati. Che su corriere.it escono titolati così: "Alemanno mostra ottimimo", di E. Menicucci - "Nello staff di Rutelli c'è preoccupazione", di A. Capponi.
Preoccupazione è un pietoso eufemismo. A via Pacinotti la paura fa 90.
Passa qualche ora e qualcuno si accorge che quel titolo è una specie di de profundis per Rutelli.
Il titolo va cambiato. E anche in fretta, chè le urne sono ancora aperte.
Smontato in fretta e furia il misfatto, il miniculpop di via Solferino sforna il nuovo titolo: "Alemanno mostra ottimismo", di E. Menicucci - "Rutelli fiducioso, lo staff crede nella vittoria", di A. Capponi.
Quello che è successo poi, oramai è storia.
Oh, portassero sfiga 'sti giornalisti del Corsera...?
Riunione di redazione prima del diluvio elettorale. Gli umori sono pessimi. Nessuno si rassegna al fatto che Rutelli continua a farsi male da solo. Come si muove fa disastri. I ragazzi, si sa, so' ragazzi, e vorre
bbero dargli una mano. Ma mica è facile. E' come cercare di convincere un suicida a non buttarsi.Da qualche ora sui pc lampeggia inquietante l'agenzia che sancisce l'ultimo disastro combinato: le dimissioni del collaboratore della Bindi che dall'account dell'ufficio stampa del ministero ha sparato una salva di spamming insinuando, assieme a Mario Di Carlo, fraterno amico di Rutelli, falsità contro Gianni Alemanno sullo stupro di La Storta.
Ci vuole una bella iniezione di fiducia per l'ex-sindaco sul cui volto luttuoso indugiano a lungo, impietosi e irriverenti, fotografi e cameramen ogni volta che mette piede fuori da via Pacinotti.
L'idea è di fare due "pezzi" bipartisan, raccontati in audio, sulle aspettative dei candidati e dei rispettivi staff.
Ad Alessandro Capponi, ottimo e sinistro giornalista del Corriere, tocca rianimare Cicciobello.
Ernesto Menicucci deve fare il pezzo pendant su Alemanno.
Due pezzi raccontati. Che su corriere.it escono titolati così: "Alemanno mostra ottimimo", di E. Menicucci - "Nello staff di Rutelli c'è preoccupazione", di A. Capponi.
Preoccupazione è un pietoso eufemismo. A via Pacinotti la paura fa 90.
Passa qualche ora e qualcuno si accorge che quel titolo è una specie di de profundis per Rutelli.
Il titolo va cambiato. E anche in fretta, chè le urne sono ancora aperte.
Smontato in fretta e furia il misfatto, il miniculpop di via Solferino sforna il nuovo titolo: "Alemanno mostra ottimismo", di E. Menicucci - "Rutelli fiducioso, lo staff crede nella vittoria", di A. Capponi.
Quello che è successo poi, oramai è storia.
Oh, portassero sfiga 'sti giornalisti del Corsera...?
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venerdì 25 aprile 2008
Grande scoop del Corriere della Sera

Grazie alla nuova sede del Corrierone che fronteggia il Milite Ignoto, i solerti redattori del Corsera (sfrattati dalla vecchia sede di via Tomacelli dall'insensibile padrone Benetton che gli preferisce maglioni e gonne politically correct perchè, sostiene, rendono di più e parlano di meno) si sono accorti anzitempo, ieri mattina, che qualcosa di clamoroso e inimmaginabile stava avvenendo proprio davanti ai loro occhi.
Incredibile ma vero, accadeva, nientendimeno che il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano (per chi non lo ri-conosce è quello che giustificò con un coraggioso e vibrante articolo su L'Unità nel 1974 l'esilio imposto da Mosca a Solgenitsin per la pubblicazione del libro Arcipelago Gulag), assieme alle più alte cariche dello Stato (rullo di tamburi) si è recato a celebrare il 25 aprile al Milite Ignoto.
Una cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato. Un vero scoop, una notizia di quelle ghiottissime che, infatti, i vigili giornalisti del Corriere della Sera, severi custodi della Resistenza, sono subito stati capaci di intercettare prima degli altri. Uno scoop così, si sa, non capita tutti i giorni. Solo una volta all'anno. Come il miracolo di San Gennaro.
Portato a casa lo scoop, la redazione, a quel punto, si è subito divisa: le migliori firme del giornale hanno convenuto che lo scoop doveva avere il giusto rilievo, almeno un'edizione straordinaria con il commento delle suddette firme.
Il cauto Paolo Mieli, reduce dalla lavata di capo della proprietà (padron Benetton i
ncluso) per aver fatto perdere al Corriere 150.000 copie dopo l'edit(t)oriale contro Berlusconi e a favore di Prodi, ha preferito un modo più prudente per dare il giusto rilevo al grande scoop dei suoi vigili giornalisti: grande titolo di apertura del giornale online: "25 Aprile, Napolitano al'Altare della Patria", una bella lenzuolata isituzional-antifascist-miniculpop con foto celebrative: Napolitano, Prodi, Marini, uno scazzatissimo e pensieroso Francesco Rutelli e un signore che assomiglia minacciosamente a Visco...
La Resistenza è salva. La professionalità dei vigili giornalisti del Corriere, anche. Alla faccia di Benetton che li ha sfrattati preferendogli i maglioni veltroniani politically correct
Incredibile ma vero, accadeva, nientendimeno che il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano (per chi non lo ri-conosce è quello che giustificò con un coraggioso e vibrante articolo su L'Unità nel 1974 l'esilio imposto da Mosca a Solgenitsin per la pubblicazione del libro Arcipelago Gulag), assieme alle più alte cariche dello Stato (rullo di tamburi) si è recato a celebrare il 25 aprile al Milite Ignoto.
Una cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato. Un vero scoop, una notizia di quelle ghiottissime che, infatti, i vigili giornalisti del Corriere della Sera, severi custodi della Resistenza, sono subito stati capaci di intercettare prima degli altri. Uno scoop così, si sa, non capita tutti i giorni. Solo una volta all'anno. Come il miracolo di San Gennaro.
Portato a casa lo scoop, la redazione, a quel punto, si è subito divisa: le migliori firme del giornale hanno convenuto che lo scoop doveva avere il giusto rilievo, almeno un'edizione straordinaria con il commento delle suddette firme.
Il cauto Paolo Mieli, reduce dalla lavata di capo della proprietà (padron Benetton i
ncluso) per aver fatto perdere al Corriere 150.000 copie dopo l'edit(t)oriale contro Berlusconi e a favore di Prodi, ha preferito un modo più prudente per dare il giusto rilevo al grande scoop dei suoi vigili giornalisti: grande titolo di apertura del giornale online: "25 Aprile, Napolitano al'Altare della Patria", una bella lenzuolata isituzional-antifascist-miniculpop con foto celebrative: Napolitano, Prodi, Marini, uno scazzatissimo e pensieroso Francesco Rutelli e un signore che assomiglia minacciosamente a Visco...La Resistenza è salva. La professionalità dei vigili giornalisti del Corriere, anche. Alla faccia di Benetton che li ha sfrattati preferendogli i maglioni veltroniani politically correct
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martedì 15 aprile 2008
Le ombre del governo ombra del Pci sul governo ombra del Pd

Una nottata per digerire la sbronza della sconfitta. Poi, incassata la sonora legnata, don Walter si è ributtato subito nell'agone politico, come se nulla fosse. Come se la sinistra esistesse ancora, come se lui non avesse perso, come se il Loft fosse ancora in piedi e non, invece, un cumulo di macerie fumanti.
Al Cavaliere che lo ha sbalzato di sella e che, giustamente, non gli lascia la presidenza di una Camera dopo il disastro che gli allegri compari hanno combinato nella passata legislatura, manda a dire con toni paramafiosi e ricattatori: "faremo il governo ombra..."
E capirai
Abbiamo avuto Prodi come ilare presidente del Consiglio, Visco come arrogante ministro delle Finanze, Rutelli come inconsistente vicepremier, Pecoraro Scanio come disastroso ministro dell'Ambiente e della Munnezza, Paolo Cento come sottosegretario (e per carità di Patria ci fermiamo sul baratro dello sterminato e agghiacciante elenco)... cosa volete che sia un governo ombra guidato da Don Walter.
Come diceva il grande Rutger Hauer in Blade Runner: "Ho visto cose che voi umani non potete immaginare...".
Chi ha memoria per ricordarsi Walter che guidava la Fgci (lui non ce l'ha o dice di non averla) si ricorda anche il governo ombra del Pci. Dove c'era, per esempio, Ugo Pecchioli agli Interni che chiedeva al Kgb di rifornirgli le ricetrasmittenti per l'organizzazione clandestina e paramilitare Gladio Rossa. Tanto per dirne una.
Il governo ombra del Pci si è infilato in tutti i misteri peggiori dell'Italia degli anni di piombo: da Moro a piazza Fontana, dai Br, diretti eredi del Pci ed eterodiretti dai Servizi segreti dell'Est che si addestravano nei campi paramilitari cecoslovacchi, a tutte le stragi. Tutte vicende che, distanza di anni, restano ancora senza una verità. Nonostante il Pci. O, molto più probabilmente, grazie al Pci. E al suo governo ombra che mestava nell'ombra.
Se questo è, dunque, il passato (che non passa) dei governi ombra del Pci, figuriamoci se possiamo preoccuparci del governo ombra degli eredi diseredati del Pci.
Al Cavaliere che lo ha sbalzato di sella e che, giustamente, non gli lascia la presidenza di una Camera dopo il disastro che gli allegri compari hanno combinato nella passata legislatura, manda a dire con toni paramafiosi e ricattatori: "faremo il governo ombra..."
E capirai
Abbiamo avuto Prodi come ilare presidente del Consiglio, Visco come arrogante ministro delle Finanze, Rutelli come inconsistente vicepremier, Pecoraro Scanio come disastroso ministro dell'Ambiente e della Munnezza, Paolo Cento come sottosegretario (e per carità di Patria ci fermiamo sul baratro dello sterminato e agghiacciante elenco)... cosa volete che sia un governo ombra guidato da Don Walter.
Come diceva il grande Rutger Hauer in Blade Runner: "Ho visto cose che voi umani non potete immaginare...".
Chi ha memoria per ricordarsi Walter che guidava la Fgci (lui non ce l'ha o dice di non averla) si ricorda anche il governo ombra del Pci. Dove c'era, per esempio, Ugo Pecchioli agli Interni che chiedeva al Kgb di rifornirgli le ricetrasmittenti per l'organizzazione clandestina e paramilitare Gladio Rossa. Tanto per dirne una.
Il governo ombra del Pci si è infilato in tutti i misteri peggiori dell'Italia degli anni di piombo: da Moro a piazza Fontana, dai Br, diretti eredi del Pci ed eterodiretti dai Servizi segreti dell'Est che si addestravano nei campi paramilitari cecoslovacchi, a tutte le stragi. Tutte vicende che, distanza di anni, restano ancora senza una verità. Nonostante il Pci. O, molto più probabilmente, grazie al Pci. E al suo governo ombra che mestava nell'ombra.
Se questo è, dunque, il passato (che non passa) dei governi ombra del Pci, figuriamoci se possiamo preoccuparci del governo ombra degli eredi diseredati del Pci.
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Dal rosso Lenin al rosso Valentino, il comunismo travolto dal consumismo

Officiante Don Walter Velt con gli occhi umidi per l'occasione, circondato dai fidi chierichietti che gli si sono stretti amorosamente attorno, si è consumato ieri davanti ai giornalisti accorsi nel Loft di piazza Sant'Anastasia un triplo rito funebre: il funerale del neonato Pd, l'addio al comunismo e il tramonto dei sogni di governo degli ex-complici di Romano Prodi.
Fioroni Beppe "detto il prof" con gli occhi lucidi, D'Alema Massimo in sobrio grigio fumo di Londra modello Diplomat, calosce Henry Lloyd ai piedi e gps nautico al polso, suor Bindi Rosy in stretto nero vedovile, Finocchiaro Anna in tailleur manageriale e discreto filo di perle, Letta Enrico con l'occhiale più vitreo del solito, Bettino Goffredo detto "The Boss", Vita Vincenzo che faceva capoccetta dietro le solide spalle di Melandri Giovanna in Piovani, hanno ascoltato in religioso silenzio l'orazione funebre di padre Walter.
A cerimonia finita, l'ultimo, doloroso, atto: la consegna delle chiavi del celebre Loft ai nuovi inquilini: il Museo del couturier Valentino Garavani, il profeta del rosso.

Sfrattati dal sarcofago di Meier, dove sono stati parcheggiati nell'attesa che la tragedia del Pd si consumasse per intero, gli inquietanti manichini dorati drappeggiati con i celebri abiti rosso fuoco dello stilista prenderanno il posto, nel Loft, che fu di Veltroni, D'Alema, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Enrico Letta e via piangendo.
Con il vantaggio che, almeno, i manichini non parlano. Nè cercano di prendere in mano i destini dell'Italia.
Dal rosso Lenin, al rosso Valentino, così si consuma il trapasso definitivo dal comunismo al consumismo.
lunedì 14 aprile 2008
Totalitarismo Intellettuale e raglio dell'Io Premio "Cazzuola d'Oro" al geometra Libeskind

La violenza verbale con cui l'architetto Daniel Libeskind, autore del grattacielo floscio di Milano, si è scagliato contro chi (come Berlusconi), si permette, oibò, di criticare il suo genio e il prodotto del suo genio, tradisce una forma di totalitarismo intellettuale che non ammette critiche nè repliche.
Libeskind, ebreo e polacco (ci tiene, chissà perchè, a sottolinearlo come se fosse una medaglia da appuntarsi sul petto e non, semplicemente, la cifra di un'appartenenza religiosa e geografica) ha l'occhiale giusto da intellettuale politically correct e l'eloquio da veterocomunista anni '70 ("critiche alle torri? come i fascisti").
A chi non gradisce le sue opere, dà del fascista, reazionario, xenofobo, impotente, ripugnante e grottesco. Tutto qua? Già che c'era poteva pure dire stronzo. Non ce ne saremmo accorti in mezzo alla selva di insulti che ha rilascaito sotto forma di intervista al Corriere.
Travolto dal raglio dell'Io, ci fa sapere che il suo grattacielo "è imparentato ai lavori di Leonardo da Vinci e alla grande cultura itaiana".
Perbacco! E noi che credevamo fosse solo un grattacielo moscio!
Oggi si critica pure la Bibbia, figuriamoci se non si può criticare la scelta onanistica di Libeskind. Già abbiamo avuto Prodi, ci manca pure il grattacielo impotente.
E dunque: viagra al grattacielo e camomilla all'irascibile geometra polacco!
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domenica 13 aprile 2008
Qualcuno lo dica a Massimo D'Alema

Impegnato com'è nella campagna elettorale (impegnato, cioè, a dissimularsi assieme a Prodi per evitare di appannare l'immagine di Uolter) Massimo D'Alema non si è accorto, purtroppo, che la performer pacifista Pippa Bacca è morta assassinata.
Sul sito del Ministero degli Esteri, che D'Alema ha guidato con grande sprezzo del ridicolo, tre giorni dopo l'assassinio campeggia ancora la scritta: "Notizie Primo Piano: Ricerche per l'artista milanese Giuseppina Pasqualino di Marineo..."
Qualcuno lo dica a Massimo D'Alema: le ricerche, putroppo, sono terminate da tre giorni. Da quando hanno trovato il corpo dell'artista.
Forse sull'home page del Mae era più giusto scrivere: "Notizie Primo Piano: Cercasi ministro degli Esteri disperso..."
Sul sito del Ministero degli Esteri, che D'Alema ha guidato con grande sprezzo del ridicolo, tre giorni dopo l'assassinio campeggia ancora la scritta: "Notizie Primo Piano: Ricerche per l'artista milanese Giuseppina Pasqualino di Marineo..."
Qualcuno lo dica a Massimo D'Alema: le ricerche, putroppo, sono terminate da tre giorni. Da quando hanno trovato il corpo dell'artista.
Forse sull'home page del Mae era più giusto scrivere: "Notizie Primo Piano: Cercasi ministro degli Esteri disperso..."
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