lunedì 14 aprile 2008

Totalitarismo Intellettuale e raglio dell'Io Premio "Cazzuola d'Oro" al geometra Libeskind


La violenza verbale con cui l'architetto Daniel Libeskind, autore del grattacielo floscio di Milano, si è scagliato contro chi (come Berlusconi), si permette, oibò, di criticare il suo genio e il prodotto del suo genio, tradisce una forma di totalitarismo intellettuale che non ammette critiche nè repliche.

Libeskind, ebreo e polacco (ci tiene, chissà perchè, a sottolinearlo come se fosse una medaglia da appuntarsi sul petto e non, semplicemente, la cifra di un'appartenenza religiosa e geografica) ha l'occhiale giusto da intellettuale politically correct e l'eloquio da veterocomunista anni '70 ("critiche alle torri? come i fascisti").

A chi non gradisce le sue opere, dà del fascista, reazionario, xenofobo, impotente, ripugnante e grottesco. Tutto qua? Già che c'era poteva pure dire stronzo. Non ce ne saremmo accorti in mezzo alla selva di insulti che ha rilascaito sotto forma di intervista al Corriere.

Travolto dal raglio dell'Io, ci fa sapere che il suo grattacielo "è imparentato ai lavori di Leonardo da Vinci e alla grande cultura itaiana".
Perbacco! E noi che credevamo fosse solo un grattacielo moscio!

Oggi si critica pure la Bibbia, figuriamoci se non si può criticare la scelta onanistica di Libeskind. Già abbiamo avuto Prodi, ci manca pure il grattacielo impotente.

E dunque: viagra al grattacielo e camomilla all'irascibile geometra polacco!

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