venerdì 2 maggio 2008

Se il pecoraro Gheddafi sale in cattedra

Saif El Islam, figlio primogenito di Gheddafi, avverte mafiosamente il governo italiano: se Silvio Berlusconi nominasse Roberto Calderoli ministro le conseguenze nei rapporti fra l'Italia e la Libia sarebbero, dice il pargolo del colonnello, catastrofiche.

L'arroganza coatta di Saif El Islam non è un mistero nè una novità: intervistato nel 2003 dal Corriere, giustificò così, esplicitamente, l'attentato di Nassiriya: "non è terrorismo, il popolo di un paese occupato ha diritto di difendersi".

D'altra parte Saif El Islam è il figlio di uno come Gheddafi che ha le mani grondanti sangue per gli attentati compiuti da attentatori libici nel 1988 a Lockerbie (270 vittime per l'attentato all'aereo statunitense della Pan Am "risarcite" dalla Libia con 2,7 miliardi di dollari) e, sempre da attentatori libici, nel 1989 sul deserto del Teneré (170 morti per l'attentato al Dc-10 francese della Uta, risarcite dalla Libia con 170 milioni di dollari).

Costretto dagli Stati Uniti e dalla Francia a pagare, dopo le condanne agli agenti libici responsabili degli attentati, attraverso le pressioni esercitate con pesanti sanzioni economiche, Gheddafi replicò: "non è un risarcimento, semplicemente ci siamo comprati la revoca delle sanzioni".
Questi assassini terroristi ed ex-pecorari arricchiti ora pretendono di dare lezione di stile all'Italia.

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