C'è mancato poco che ai vigili giornalisti del Corriere sfuggisse il misfatto. C'è mancato poco...
Riunione di redazione prima del diluvio elettorale. Gli umori sono pessimi. Nessuno si rassegna al fatto che Rutelli continua a farsi male da solo. Come si muove fa disastri. I ragazzi, si sa, so' ragazzi, e vorre

bbero dargli una mano. Ma mica è facile. E' come cercare di convincere un suicida a non buttarsi.
Da qualche ora sui pc lampeggia inquietante l'agenzia che sancisce l'ultimo disastro combinato: le dimissioni del collaboratore della Bindi che dall'account dell'ufficio stampa del ministero ha sparato una salva di spamming insinuando, assieme a Mario Di Carlo, fraterno amico di Rutelli, falsità contro Gianni Alemanno sullo stupro di La Storta.
Ci vuole una bella iniezione di fiducia per l'ex-sindaco sul cui volto luttuoso indugiano a lungo, impietosi e irriverenti, fotografi e cameramen ogni volta che mette piede fuori da via Pacinotti.
L'idea è di fare due "pezzi" bipartisan, raccontati in audio, sulle aspettative dei candidati e dei rispettivi staff.
Ad Alessandro Capponi, ottimo e sinistro giornalista del Corriere, tocca rianimare Cicciobello.
Ernesto Menicucci deve fare il pezzo pendant su Alemanno.
Due pezzi raccontati. Che su corriere.it escono titolati così: "Alemanno mostra ottimimo", di E. Menicucci - "Nello staff di Rutelli c'è preoccupazione", di A. Capponi.
Preoccupazione è un pietoso eufemismo. A via Pacinotti la paura fa 90.
Passa qualche ora e qualcuno si accorge che quel titolo è una specie di de profundis per Rutelli.
Il titolo va cambiato. E anche in fretta, chè le urne sono ancora aperte.
Smontato in fretta e furia il misfatto, il miniculpop di via Solferino sforna il nuovo titolo: "Alemanno mostra ottimismo", di E. Menicucci - "Rutelli fiducioso, lo staff crede nella vittoria", di A. Capponi.
Quello che è successo poi, oramai è storia.
Oh, portassero sfiga 'sti giornalisti del Corsera...?