martedì 15 aprile 2008

Dal rosso Lenin al rosso Valentino, il comunismo travolto dal consumismo




Officiante Don Walter Velt con gli occhi umidi per l'occasione, circondato dai fidi chierichietti che gli si sono stretti amorosamente attorno, si è consumato ieri davanti ai giornalisti accorsi nel Loft di piazza Sant'Anastasia un triplo rito funebre: il funerale del neonato Pd, l'addio al comunismo e il tramonto dei sogni di governo degli ex-complici di Romano Prodi.




Fioroni Beppe "detto il prof" con gli occhi lucidi, D'Alema Massimo in sobrio grigio fumo di Londra modello Diplomat, calosce Henry Lloyd ai piedi e gps nautico al polso, suor Bindi Rosy in stretto nero vedovile, Finocchiaro Anna in tailleur manageriale e discreto filo di perle, Letta Enrico con l'occhiale più vitreo del solito, Bettino Goffredo detto "The Boss", Vita Vincenzo che faceva capoccetta dietro le solide spalle di Melandri Giovanna in Piovani, hanno ascoltato in religioso silenzio l'orazione funebre di padre Walter.




A cerimonia finita, l'ultimo, doloroso, atto: la consegna delle chiavi del celebre Loft ai nuovi inquilini: il Museo del couturier Valentino Garavani, il profeta del rosso.




Sfrattati dal sarcofago di Meier, dove sono stati parcheggiati nell'attesa che la tragedia del Pd si consumasse per intero, gli inquietanti manichini dorati drappeggiati con i celebri abiti rosso fuoco dello stilista prenderanno il posto, nel Loft, che fu di Veltroni, D'Alema, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Enrico Letta e via piangendo.




Con il vantaggio che, almeno, i manichini non parlano. Nè cercano di prendere in mano i destini dell'Italia.




Dal rosso Lenin, al rosso Valentino, così si consuma il trapasso definitivo dal comunismo al consumismo.

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