mercoledì 30 aprile 2008

Da che pulpito...

Roberto Morassut è - grazie a Dio - l'ex-assessore all'Urbanistica del Comune di Roma. E con questo si è già detto tutto.

Morassut, che ha già avuto modo di dimostrare le sue eccezionali capacità di amministratore pubblico (tanto eccezionali che i romani, per riconoscenza, lo hanno mandato a casa assieme a Rutelli e a Veltroni) fa la lezioncina e il pistolotto morale al nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, "colpevole" di aver detto che saranno i cittadini romani a decidere con un referendum se la teca di Meyer dovrà essere smontata e portata in periferia per liberare dall'orribile gabbia l'Ara Pacis: "Voglio ricordare ad Alemanno che l'urbanistica e l'architettura non si fanno con l'ideologia ma con la saggezza e l'equilibrio di una sana visione culturale bla bla bla..."

Ora....vedere un amministratore della giunta Veltroni salire sul banco da primo della classe e "ricordare" ad Alemanno che "l'urbanistica e l'architettura non si fanno con l'ideologia" fa, francamente, scompisciare dalle risate.

Quanto all'equilibrio, hanno ragione: Rutelli, Veltroni e le loro giunte, quando si è trattato di urbanistica, sono stati equilibratissimi: hanno accontentato tutti i grandi costruttori. Apparecchiandogli a tavola con la tovaglia di lino e le posate d'oro in maniera che nessuno restasse senza la sua bella fetta di torta.

La sinistra e, ancora più in particolare la sinistra veltronian-rutelliana ha fatto dell'urbanistica e dell'architettura solo un esercizio retorico in nome e per conto dell'ideologia.

L'ideologia - ma anche una demagogia spinta fino al populismo più estremo e ruffiano - è stata la cifra che ha caratterizzato sempre gli interventi delle giunte di sinistra a Roma. Che hanno aperto la borsa comunale (cacciandone fuori i nostri soldi) per foraggiare gli architetti ideologizzati e i loro esperimenti ideologici-sociologici mascherati da interventi culturali compiuti sulla pelle dei cittadini.

Cos'è il sarcofago di Meier se non ideologia? Cos'è la nuvola di Fuksas, l'archideologo per eccellenza, se non ideologia? E - per toccare una ferità aperta nella vanità della sinistra - cos'è l'orribile serpentone di Corviale se non ideologia allo stato liquido?

Negli anni '70 chi studiava architettura a Roma se li ricorda bene i comizi spacciati per lezioni che i baroni rossi (spacciati per docenti) tenevano nelle aule di valle Giulia e Fontanella Borghese spacciando (sempre qui siamo) il catafalco di Corviale per un'opera di altissimo valore sociale.
Quella, ha ragione Morassut, non era ideologia: era l'Icona dell'Ideologia.
E su quella scia la sinistra ha amministrato architettura e urbanistica in chiave ideologica fino a poche ore fa. Fino a quando non è stata cacciata dal Campidoglio.
Pareggiati i conti elettorali, a Morassut resta la lezione di democrazia impartita da Alemanno: decideranno i cittadini romani con un referendum. Non i vischiosi grumi di poteri forti che hanno governato fino a ieri.

martedì 29 aprile 2008

Il Corriere fa il Lifting pre-elettorale all'umore di Rutelli. Ma non fa il miracolo

C'è mancato poco che ai vigili giornalisti del Corriere sfuggisse il misfatto. C'è mancato poco...

Riunione di redazione prima del diluvio elettorale. Gli umori sono pessimi. Nessuno si rassegna al fatto che Rutelli continua a farsi male da solo. Come si muove fa disastri. I ragazzi, si sa, so' ragazzi, e vorrebbero dargli una mano. Ma mica è facile. E' come cercare di convincere un suicida a non buttarsi.

Da qualche ora sui pc lampeggia inquietante l'agenzia che sancisce l'ultimo disastro combinato: le dimissioni del collaboratore della Bindi che dall'account dell'ufficio stampa del ministero ha sparato una salva di spamming insinuando, assieme a Mario Di Carlo, fraterno amico di Rutelli, falsità contro Gianni Alemanno sullo stupro di La Storta.

Ci vuole una bella iniezione di fiducia per l'ex-sindaco sul cui volto luttuoso indugiano a lungo, impietosi e irriverenti, fotografi e cameramen ogni volta che mette piede fuori da via Pacinotti.

L'idea è di fare due "pezzi" bipartisan, raccontati in audio, sulle aspettative dei candidati e dei rispettivi staff.
Ad Alessandro Capponi, ottimo e sinistro giornalista del Corriere, tocca rianimare Cicciobello.
Ernesto Menicucci deve fare il pezzo pendant su Alemanno.
Due pezzi raccontati. Che su corriere.it escono titolati così: "Alemanno mostra ottimimo", di E. Menicucci - "Nello staff di Rutelli c'è preoccupazione", di A. Capponi.
Preoccupazione è un pietoso eufemismo. A via Pacinotti la paura fa 90.

Passa qualche ora e qualcuno si accorge che quel titolo è una specie di de profundis per Rutelli.
Il titolo va cambiato. E anche in fretta, chè le urne sono ancora aperte.
Smontato in fretta e furia il misfatto, il miniculpop di via Solferino sforna il nuovo titolo: "Alemanno mostra ottimismo", di E. Menicucci - "Rutelli fiducioso, lo staff crede nella vittoria", di A. Capponi.

Quello che è successo poi, oramai è storia.
Oh, portassero sfiga 'sti giornalisti del Corsera...?

venerdì 25 aprile 2008

Grande scoop del Corriere della Sera


Grazie alla nuova sede del Corrierone che fronteggia il Milite Ignoto, i solerti redattori del Corsera (sfrattati dalla vecchia sede di via Tomacelli dall'insensibile padrone Benetton che gli preferisce maglioni e gonne politically correct perchè, sostiene, rendono di più e parlano di meno) si sono accorti anzitempo, ieri mattina, che qualcosa di clamoroso e inimmaginabile stava avvenendo proprio davanti ai loro occhi.

Incredibile ma vero, accadeva, nientendimeno che il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano (per chi non lo ri-conosce è quello che giustificò con un coraggioso e vibrante articolo su L'Unità nel 1974 l'esilio imposto da Mosca a Solgenitsin per la pubblicazione del libro Arcipelago Gulag), assieme alle più alte cariche dello Stato (rullo di tamburi) si è recato a celebrare il 25 aprile al Milite Ignoto.

Una cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato. Un vero scoop, una notizia di quelle ghiottissime che, infatti, i vigili giornalisti del Corriere della Sera, severi custodi della Resistenza, sono subito stati capaci di intercettare prima degli altri. Uno scoop così, si sa, non capita tutti i giorni. Solo una volta all'anno. Come il miracolo di San Gennaro.

Portato a casa lo scoop, la redazione, a quel punto, si è subito divisa: le migliori firme del giornale hanno convenuto che lo scoop doveva avere il giusto rilievo, almeno un'edizione straordinaria con il commento delle suddette firme.

Il cauto Paolo Mieli, reduce dalla lavata di capo della proprietà (padron Benetton incluso) per aver fatto perdere al Corriere 150.000 copie dopo l'edit(t)oriale contro Berlusconi e a favore di Prodi, ha preferito un modo più prudente per dare il giusto rilevo al grande scoop dei suoi vigili giornalisti: grande titolo di apertura del giornale online: "25 Aprile, Napolitano al'Altare della Patria", una bella lenzuolata isituzional-antifascist-miniculpop con foto celebrative: Napolitano, Prodi, Marini, uno scazzatissimo e pensieroso Francesco Rutelli e un signore che assomiglia minacciosamente a Visco...

La Resistenza è salva. La professionalità dei vigili giornalisti del Corriere, anche. Alla faccia di Benetton che li ha sfrattati preferendogli i maglioni veltroniani politically correct

martedì 15 aprile 2008

Le ombre del governo ombra del Pci sul governo ombra del Pd




Una nottata per digerire la sbronza della sconfitta. Poi, incassata la sonora legnata, don Walter si è ributtato subito nell'agone politico, come se nulla fosse. Come se la sinistra esistesse ancora, come se lui non avesse perso, come se il Loft fosse ancora in piedi e non, invece, un cumulo di macerie fumanti.

Al Cavaliere che lo ha sbalzato di sella e che, giustamente, non gli lascia la presidenza di una Camera dopo il disastro che gli allegri compari hanno combinato nella passata legislatura, manda a dire con toni paramafiosi e ricattatori: "faremo il governo ombra..."

E capirai

Abbiamo avuto Prodi come ilare presidente del Consiglio, Visco come arrogante ministro delle Finanze, Rutelli come inconsistente vicepremier, Pecoraro Scanio come disastroso ministro dell'Ambiente e della Munnezza, Paolo Cento come sottosegretario (e per carità di Patria ci fermiamo sul baratro dello sterminato e agghiacciante elenco)... cosa volete che sia un governo ombra guidato da Don Walter.

Come diceva il grande Rutger Hauer in Blade Runner: "Ho visto cose che voi umani non potete immaginare...".

Chi ha memoria per ricordarsi Walter che guidava la Fgci (lui non ce l'ha o dice di non averla) si ricorda anche il governo ombra del Pci. Dove c'era, per esempio, Ugo Pecchioli agli Interni che chiedeva al Kgb di rifornirgli le ricetrasmittenti per l'organizzazione clandestina e paramilitare Gladio Rossa. Tanto per dirne una.

Il governo ombra del Pci si è infilato in tutti i misteri peggiori dell'Italia degli anni di piombo: da Moro a piazza Fontana, dai Br, diretti eredi del Pci ed eterodiretti dai Servizi segreti dell'Est che si addestravano nei campi paramilitari cecoslovacchi, a tutte le stragi. Tutte vicende che, distanza di anni, restano ancora senza una verità. Nonostante il Pci. O, molto più probabilmente, grazie al Pci. E al suo governo ombra che mestava nell'ombra.

Se questo è, dunque, il passato (che non passa) dei governi ombra del Pci, figuriamoci se possiamo preoccuparci del governo ombra degli eredi diseredati del Pci.

Dal rosso Lenin al rosso Valentino, il comunismo travolto dal consumismo




Officiante Don Walter Velt con gli occhi umidi per l'occasione, circondato dai fidi chierichietti che gli si sono stretti amorosamente attorno, si è consumato ieri davanti ai giornalisti accorsi nel Loft di piazza Sant'Anastasia un triplo rito funebre: il funerale del neonato Pd, l'addio al comunismo e il tramonto dei sogni di governo degli ex-complici di Romano Prodi.




Fioroni Beppe "detto il prof" con gli occhi lucidi, D'Alema Massimo in sobrio grigio fumo di Londra modello Diplomat, calosce Henry Lloyd ai piedi e gps nautico al polso, suor Bindi Rosy in stretto nero vedovile, Finocchiaro Anna in tailleur manageriale e discreto filo di perle, Letta Enrico con l'occhiale più vitreo del solito, Bettino Goffredo detto "The Boss", Vita Vincenzo che faceva capoccetta dietro le solide spalle di Melandri Giovanna in Piovani, hanno ascoltato in religioso silenzio l'orazione funebre di padre Walter.




A cerimonia finita, l'ultimo, doloroso, atto: la consegna delle chiavi del celebre Loft ai nuovi inquilini: il Museo del couturier Valentino Garavani, il profeta del rosso.




Sfrattati dal sarcofago di Meier, dove sono stati parcheggiati nell'attesa che la tragedia del Pd si consumasse per intero, gli inquietanti manichini dorati drappeggiati con i celebri abiti rosso fuoco dello stilista prenderanno il posto, nel Loft, che fu di Veltroni, D'Alema, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Enrico Letta e via piangendo.




Con il vantaggio che, almeno, i manichini non parlano. Nè cercano di prendere in mano i destini dell'Italia.




Dal rosso Lenin, al rosso Valentino, così si consuma il trapasso definitivo dal comunismo al consumismo.

lunedì 14 aprile 2008

Totalitarismo Intellettuale e raglio dell'Io Premio "Cazzuola d'Oro" al geometra Libeskind


La violenza verbale con cui l'architetto Daniel Libeskind, autore del grattacielo floscio di Milano, si è scagliato contro chi (come Berlusconi), si permette, oibò, di criticare il suo genio e il prodotto del suo genio, tradisce una forma di totalitarismo intellettuale che non ammette critiche nè repliche.

Libeskind, ebreo e polacco (ci tiene, chissà perchè, a sottolinearlo come se fosse una medaglia da appuntarsi sul petto e non, semplicemente, la cifra di un'appartenenza religiosa e geografica) ha l'occhiale giusto da intellettuale politically correct e l'eloquio da veterocomunista anni '70 ("critiche alle torri? come i fascisti").

A chi non gradisce le sue opere, dà del fascista, reazionario, xenofobo, impotente, ripugnante e grottesco. Tutto qua? Già che c'era poteva pure dire stronzo. Non ce ne saremmo accorti in mezzo alla selva di insulti che ha rilascaito sotto forma di intervista al Corriere.

Travolto dal raglio dell'Io, ci fa sapere che il suo grattacielo "è imparentato ai lavori di Leonardo da Vinci e alla grande cultura itaiana".
Perbacco! E noi che credevamo fosse solo un grattacielo moscio!

Oggi si critica pure la Bibbia, figuriamoci se non si può criticare la scelta onanistica di Libeskind. Già abbiamo avuto Prodi, ci manca pure il grattacielo impotente.

E dunque: viagra al grattacielo e camomilla all'irascibile geometra polacco!

domenica 13 aprile 2008

Qualcuno lo dica a Massimo D'Alema


Impegnato com'è nella campagna elettorale (impegnato, cioè, a dissimularsi assieme a Prodi per evitare di appannare l'immagine di Uolter) Massimo D'Alema non si è accorto, purtroppo, che la performer pacifista Pippa Bacca è morta assassinata.


Sul sito del Ministero degli Esteri, che D'Alema ha guidato con grande sprezzo del ridicolo, tre giorni dopo l'assassinio campeggia ancora la scritta: "Notizie Primo Piano: Ricerche per l'artista milanese Giuseppina Pasqualino di Marineo..."


Qualcuno lo dica a Massimo D'Alema: le ricerche, putroppo, sono terminate da tre giorni. Da quando hanno trovato il corpo dell'artista.


Forse sull'home page del Mae era più giusto scrivere: "Notizie Primo Piano: Cercasi ministro degli Esteri disperso..."